LA STELLA DI NATALE

LA STELLA DI NATALE

Se hai letto e apprezzato la mia novella “A NATALE TI REGALO L’AMORE”, significa che ti piacciono le storie dal sapore natalizio, le seconde possibilità e i lieti fini.

Per questo motivo ti regalo il racconto breve “La Stella di Natale”, con il quale lo scorso anno mi sono classificata al primo posto nel premio letterario “PAROLE SOTTO L’ALBERO”, indetto dall’Associazione letteraria TraleRighe e pubblicato nell’omonima antologia. 

Ti ringrazio ancora per esser qui e ti auguro buona lettura.

24 dicembre 1945

Emily guardava attraverso i vetri appannati la neve che lieve scendeva ammantando il parco, gli occhi pieni di delizia che solo una bambina può possedere. Accarezzò il gattino addormentato fra le sue braccia, quel piccolo inaspettato dono di Natale che tanto aveva desiderato e che aveva colmato il suo cuoricino di gioia immensa; l’aveva trovato qualche giorno addietro in giardino, nascosto nella legnaia per ripararsi dal freddo che da diversi giorni aveva assalito la città; grazie alle tenaci suppliche la mamma le aveva permesso di tenerlo. L’aveva chiamato Scheggia in onore della sua impressionante agilità.

Un leggero bussare alla porta anticipò l’ingresso della cameriera venuta a informarla che la mamma la stava aspettando nel salone.

Emily aprì l’armadio e scelse d’indossare l’abitino rosso che suo padre le aveva regalato il Natale precedente, nonostante le andasse un po’ stretto. Prese poi la busta contente i doni che aveva creato con le proprie mani per i suoi genitori: un fazzoletto ricamato per la mamma, un bracciale realizzato con un filo di cuoio e una pigna portafortuna per il babbo, e insieme al gatto che le correva accanto ai piedi raggiunse la mamma che l’attendeva davanti al camino, le mani nascoste dietro la schiena e gli occhi luccicanti. Era la vigilia di Natale, la prima che trascorreva senza suo padre, partito per la guerra diversi mesi addietro, ma lei non aveva smesso di credere in un miracolo che l’avrebbe riportato a casa sano e salvo quella stessa notte.

La bimba posò lo sguardo sull’albero rapita da quell’atmosfera natalizia, ma poi cadde su di lei e la curiosità ebbe la meglio. «Cosa nascondi là dietro?»

Il sorriso della mamma si accentuò. «L’ho trovata. La stella di Natale che da bambina insieme alla nonna mettevo sulla punta dell’albero, prima di esprimere un desiderio.

«E si avveravano?» domandò Emily piena di speranza.

La mamma arricciò le labbra. «Il più delle volte sì».

Gli occhi di Emily luccicarono di gioia. «Mettiamola insieme!»

La mamma le porse la stella di Natale più bella e lucente che Emily avesse mai visto, e l’aiutò a raggiungere la punta dell’albero dove la bimba la posò con delicatezza.

«Buona vigilia, mamma» esordì Emily abbracciandola forte mentre le posava un bacio sulla guancia. Stava per esprimere il proprio desiderio, quando il gatto balzò sull’albero fino a raggiungerne la punta. Davanti al suo sguardo dapprima divertito, l’albero s’inclinò minacciosamente fino a rovinare al suolo coprendo col suo rumore di vetri rotti le urla spaventate della bambina.

Emily non era mai stata tanto infelice in vita sua come lo era adesso; suo padre era lontano chissà dove, e la magica stella di Natale appartenuta alla mamma era andata distrutta. Affranta e con gli occhi pieni di lacrime, la bimba raccolse ciò che rimaneva dell’oggetto che, fino a poco prima, svettava sulla punta del grande abete ora riverso a terra.

«Cara stellina, tu conosci il mio desiderio, fa’ che si esaudisca. Fa’ tornare a casa il mio babbo».

La mamma si portò una mano al cuore, ingoiando e sbattendo le palpebre per ricacciare indietro l’emozione che l’aveva pervasa. Si chinò poi per accogliere la figlia nel proprio abbraccio, e il gatto balzò loro addosso strappando un sorriso, già perdonato per la marachella compiuta.

«Piccola mia, quella stella è solo un oggetto, la parte importante sono i ricordi a esso collegati e i sentimenti che ci ispira. Babbo tornerà, ne sono certa. E adesso forza, rimettiamo in piedi quell’albero!»

Piena di ottimismo come sempre, con l’aiuto della domestica la mamma sollevò l’albero e lasciò che Emily lo decorasse a proprio piacimento, sostituendo le palle di vetro rotte con fiocchi, nastri e caramelle. Emily vi posò sotto i doni accuratamente incartati in fogli di giornale, poi sedette sul tappeto davanti al camino a guardare Scheggia che prendeva a zampate un gomitolo di lana.

Dall’esterno giungevano i cori dei bambini che giocavano sulla neve, e dalla cucina il profumo dei biscotti alla cannella appena sfornati. Amava quella notte così magica, l’unica in tutto l’anno in cui era certa che i sogni potessero avverarsi. Quell’anno, per la prima volta, non desiderò che Babbo Natale le portasse in dono bambole nuove e caramelle, ma il suo amato babbo, nient’altro contava di più per lei; nonostante i suoi nove anni di età, la mancanza della figura paterna le aveva fatto capire che le cose importanti della vita non sono quelle materiali, bensì quelle spirituali.

Emily posava spesso lo sguardo al di là del vetro, su quella neve che continuava a scendere rendendo l’intero paesaggio ovattato e surreale. Suo padre le aveva promesso che le avrebbe costruito uno slittino e che insieme avrebbero galoppato sulla neve divertendosi come matti, e lei ancora sperava che potesse mantenere quella promessa.

All’improvviso, una folata di vento sollevò una spirale di neve che s’innalzò fra gli alberi, e al di là di esse si materializzò una figura.

Scattando in piedi Emily corse ad aprire la porta e si gettò sotto quella neve che scendeva soffice, stropicciandosi gli occhi con le manine paffute. «È un sogno o la realtà?» domandò a quella magica visione.

«È il tuo desiderio che si avvera» le rispose alle proprie spalle la voce rotta dall’emozione della madre.

«Babbo!» La piccola corse fra quelle braccia forti che l’attendevano aperte.

«Avevo promesso che sarei tornato da te. Dimmi che non hai mai smesso di crederci, piccola mia».

«No Babbino, non l’ho mai fatto! È merito della Stella di Natale, ho espresso un desiderio e lei lo ha esaudito!»

La casa li accolse avvolgendoli nel suo calore e nel suo profumo di buono. Il babbo mise a terra il sacco che portava in spalla, dal quale estrasse uno slittino di legno finemente intarsiato e un meraviglioso foulard rosso per la mamma.

Quello divenne il giorno più bello della vita di Emily, e imparò una lezione che mai avrebbe dimenticato.

Che sia opera del fato, di un desiderio avverato oppure di semplice coincidenza, le cose belle possono accadere, l’importante è non perdere la speranza.

Fine.

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